mercoledì 13 marzo 2013

Domenica 31 Marzo, ecco il menù di Pasqua

Pasqua con chi vuoi, ma soprattutto dove vuoi... meglio se al ristorante Il Giardino.

Saldamente ancorato alla tradizione bolognese, il menù, per questa ricorrenza, prevede i piatti tipici della tavola pasquale del nostro territorio, con qualche piccola digressione sul tema da parte dello chef. 

E per i più piccini... una gradita sorpresa!

Prenotazioni: Tel. 051 801128 
info@ristorantegiardino.net



Menù 


Mousse di mortadella 
Spuma alla mortadella accompagnata con insalatina di carciofi freschi 

Tortellini in brodo 
Tortellini fatti a mano serviti in brodo di cappone 

Lasagna classica 
Sfoglia di pasta fresca, ripiena con ragu alla bolognese e gratinata 

Carrè d’agnello arrosto 
Lombata d’agnello arrostita, servita con sformatino di carote e zucchina al forno 

Sorbetto al limone 

Panna cotta alle mandorle 
Delicato sformatino alla panna fresca e mandorle con scorze di agrumi candite 

Delizie di Pasqua 

Caffè


Il costo del menu con vini abbinati, acqua e caffe é di euro 48,00 per persona 
Bimbi da 0 a 3 anni gratis
fino ai 7 anni sconto 50%



mercoledì 6 marzo 2013

8 marzo, una sorpresa per tutte le donne



Per questo 8 marzo il ristorante “Il Giardino” 
vuole festeggiare la donna non con un menù speciale ma con una sorpresa particolare



Non fosse la donna 
il giorno sarebbe senz’albore; 
non stella avrebbe 
e rugiada la notte; non acqua 
o fil d’erba la terra. 
Senza cielo sul capo si andrebbe.


Camillo Sbarbaro, Donna cielo


Prenotazione Tel. 051 801128

giovedì 21 febbraio 2013

Noi che... i migliori anni della nostra vita - 22 febbraio al Ristorante Il Giardino



di Fausta Lambertini
Il ristorante è quello storico, il Giardino, anche gli amici sono quelli di vecchissima data, quelli di sempre, i compagni di banco delle scuola elementare. Si chiacchiera di gusto, si ricorda, si ride tanto.
Qualcuno racconta che da un po’ di tempo gli studenti del “nostro” Liceo concludono l’anno scolastico organizzando un ballo di gala, con tanto di abiti da sera e atmosfere da mille e una notte. Caspita!
E noi, come mai non abbiamo avuto una simile idea ai nostri tempi?
Gli sguardi si incrociano, complice l’amicizia consolidata che sottintende un’unità di intenti e l’atmosfera festaiola che prospera ad ogni nostro incontro, decidiamo all’unanimità che “non è mai troppo tardi”. È esattamente così che nasce l’idea di organizzare una festa per tutti gli ex studenti e professori che hanno frequentato il Liceo di Budrio negli anni ’70, i nostri anni ’70.
Un ingegnere con la passione della tecnologia, una giornalista talentuosa e la sottoscritta, sono i più entusiasti e si buttano anima e corpo nell’organizzazione dell’evento. Si moltiplicano gli appuntamenti al bar per un caffè, ci si incontra al mattino presto per la colazione, la pizza diventa un buon motivo per rivedersi ancora una volta e mettere a punto le ultime idee.
Vede luce una pagina facebook e si attiva un indirizzo di posta elettronica, tutti alla ricerca di tutti gli altri. La comunicazione verbale nasce spontaneamente tra persone che fino a poco tempo prima si scambiavano solo cenni di saluto e “Liceo di Budrio” diventa la parola d’ordine che consente di ristabilire i contatti fra chi da anni non si parlava. Dal Brasile arriva la conferma più insperata: l’amico Stefano, che vive e lavora a Florianopolis, non vuole mancare, “ho gia acquistato i biglietti, arriverò venerdì e ripartirò domenica” recita testualmente la mail. Il passaparola funziona a meraviglia e raggiunge anche alcuni professori che immediatamente accettano l’invito e confermano la loro presenza.

Intanto, sulla pagina facebook, si pubblicano foto di classe e immagini delle gite scolastiche. Il divertimento sta nel riconoscere gli amici, i professori, i luoghi, dopodiché via con gli aneddoti e la memoria storica, che appartiene a chi ha già incontrato gli “anta”, non tradisce noi “diversamente giovani”.
C’è un sano entusiasmo intorno a questa iniziativa, c’è la voglia di ristabilire un equilibrio fatto di leggerezza di sentimenti, di spontaneità, di semplicità dei rapporti umani tipico dell’età dell’adolescenza, quell’equilibrio che poi riponiamo in un angolo mentre siamo tutti impegnati a difenderci dalle intemperie della vita.
Siamo cambiati un po’ nell’involucro, ma il contenuto non si è modificato nel corso degli anni, è come se ci fossimo lasciati solo l’altro ieri.
Il ristorante è quello di sempre, il Giardino, l’appuntamento è per il 22 Febbraio, le adesioni sono tantissime e l’entusiasmo è quello degli anni ’70, i migliori anni della nostra vita.
Un ringraziamento particolare agli amici di sempre:
Rita, Silvia, Giacomo, Gualtiero, GianLuca, Romano, Niki, Paolo, Anna, Fabio, Ermes.
Per la cronaca, l’ingegnere è Ferruccio Bonaga, la giornalista Maurizia Martelli e la sottoscritta Fausta Lambertini.

mercoledì 10 ottobre 2012

Gli italiani non conoscono le specialità locali

Nonostante la nostra cucina sia annoverata tra le bellezze dell’Italia più invidiate all’estero e nonostante il 70% degli italiani dichiarino, nei loro acquisti, di guardare molto all’italianità dei prodotti acquistati, con una buona metà che si considera piuttosto ferrato nel conoscere le più importanti specialità locali, in un recente studio condotto tramite interviste web a oltre 1.100 utenti donne di blog, forum e community e promosso dalla rivista Viaggi del Gusto Magazine, ahimè, l’orgoglio italiano subisce un grande contraccolpo.
Dal sondaggio emerge infatti un’ignoranza che ai veri competenti potrà sembrare inaudita: ebbene 8 italiani su 10 credono che l’Erbazzone sia nomignolo usato a Roma per chiamare i giardinieri o una parolaccia romanesca, 5 su 10 ritengono che lo Sfincione siciliano sia il soprannome dato ai bulli dell’isola, mentre il bestiario più inverosimile riguarda uno dei fiori all’occhiello delle eccellenze emiliane: il Culatello di Zibello è ritenuto dal 39% degli intervistati “una persona molto fortunata”, così come le Zeppole vengono identificate con una tipologia di scarpa rialzata.

Venendo alla nostra pinza, una delle specialità della cucina bolognese, alla domanda: “che cos’è?”, il 45% del campione intervistato, asserisce che si tratta di un tipico utensile utilizzato dai meccanici emiliani e solo il 34% conosce la risposta.

Che dire! Prima di attribuire giudizi, si dovrebbe analizzare la provenienza delle risposte, magari scoprendo – e credo che su questo varrebbe la pena scommetterci – che chi non ha fornito risposte corrette vanta un’appartenenza diversa rispetto al territorio di riferimento del cibo.

Se così fosse, sarebbe una prova in più del fatto che il cibo è una fabbrica di identità etnico-territoriali.

Della serie… a ciascuno il suo!

Laurea Honoris Causa in scienze gastronomiche per Gualtiero Marchesi

“L’esempio è la più alta forma di insegnamento” come afferma Gualtiero Marchesi, e il Maestro, nella sua lunga carriera di “cuoco” – è così che lui ama definirsi – di esempi ne ha dati tanti. 
Al tal punto che nel suo prestigioso curriculum non poteva mancare il conferimento della Laurea Honoris Causa in Scienze Gastronomiche.

L’evento è avvenuto oggi, alle ore 11:00 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Parma, città che ha promosso l’istituzione di questo ateneo e di ALMA, la scuola di Cucina Italiana presso la reggia di Colorno, della quale Marchesi è Rettore.

Dopo questo incarico, Marchesi, oltre alla paternità della moderna cucina italiana, ha assunto l’onere e l’onore di formatore d’eccezione, contribuendo a crescere professionalmente centinaia tra cuochi, pasticceri e sommelier, oggi ambasciatori della cultura enogastronomica italiana in tutto il mondo.

Idealmente, la laurea honoris causa a Gualtiero Marchesi rappresenta il coronamento di un percorso di vita all’insegna della cultura. Marchesi coniuga la competenza gastronomica all’amore per l’arte e la musica,  e fa della ricerca e curiosità intellettuale una continua tensione verso la perfezione.

giovedì 4 ottobre 2012

Mortadella please

A Bologna e Zola Predosa, appuntamento, dal 5 al 7 ottobre compresi, col "Mortadella, Please" il Festival Internazionale della Mortadella.
Come tutti sanno, la mortadella è il salume più famoso della tradizione gastronomica del Bolognese e Zola Predosa è capitale mondiale nella produzione di questo prodotto.
Nella tre giorni del Festival, il centro cittadino di Zola Predosa si trasformerà in una "Cittadella del Gusto" dove gustare in sei originali ricette a base di mortadella:

• Ravioli ai coriandoli di Mortadella
• Risotto Tricolore
• Crescentina alla Mortadella
• La Delizia di Zola
• Mortadella grigliata al balsamico
• Mousse di Mortadella al Tartufo

Le ricette saranno abbinate al Pignoletto Colli Bolognesi, serviti dai sommelier dell'Accademia della Muffa Nobile.

Sarà possibile, inoltre, incontrare i Produttori Alcisa e Felsineo, main sponsor dell'evento, acquistare mortadella, vino e prodotti tipici del territorio. All'interno della Cittadella saranno presenti Città del Vino, i Produttori Soci del Movimento Turismo del Vino, Strade dei Vini e dei Sapori Nazionali e Locali, e uno speciale gemellaggio.

Il Salumificio Alcisa (http://www.alcisa.it) aderisce al Consorzio Mortadella Bologna (http://www.mortadellabologna.com) ed è il fornitore esclusivo di Mortadella "Due Torri di Filiera" presso il ristorante “il Giardino”, prodotta esclusivamente con carne proveniente da suini nati, allevati e macellati in Italia.

Per il programma dettagliato dell’evento:
www.mortadellaplease.it

mercoledì 3 ottobre 2012

TOur tlen – ovvero il Festival del Tortellino

Così, con un titolo che storpia un po’ il vero nome in dialetto, a Bologna si celebra “sua maestà” il tortellino e i ristoratori della città e non solo, capitanati dallo chef Marcello Leoni, per la prima volta fanno sistema e si organizzano per dare vita ad un evento unico.

Il 4 ottobre festa di San Petronio in Piazza de Mello 4 (la piazza “sospesa” su via Stalingrado) dalle ore 18.00 alle ore 21.00 una ventina di chef daranno una loro interpretazione dell’ombelico di Venere a partire dalla versione più tradizionale.

Sarà una vera e propria celebrazione del tortellino, proposto nelle diverse preparazioni, dal più tradizionale rigorosamente in brodo di gallina e manzo a quello “come lo faceva la nonna “ nel brodo di fagioli, per arrivare ad una rivisitazione con la sfoglia profumata al lambrusco fino a quello alle erbe in brodo di pesce.