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giovedì 7 giugno 2012
Un po' di storia: la mitica Tavernetta
E fu proprio la famiglia Pelotti ad aprire un bar nella storica residenza e ad iniziare un’attività di intrattenimento nel loggiato al primo piano, dove si ballava al suono di un juke-box.
All’inizio degli anni ‘60 l’edificio fu comperato dalla Cooperativa di Budrio, che riorganizzò l’attività del bar, costruì dei campi di bocce e, soprattutto, dopo lavori di ristrutturazione al primo piano, inaugurò il ristorante e la Tavernetta, sala da ballo elegante, per accedere alla quale gli uomini dovevano indossare la giacca, ed era “sempre come a capodanno”, come ricorda Fausto Conti, che per tanto tempo animò con la sua orchestra (I Conti) le serate danzanti.
Si ballava il mercoledì e il sabato sera, la domenica pomeriggio e sera... e furono i mitici anni '60
lunedì 21 maggio 2012
Un nome una storia...
Ristorante Il Giardino, un nome una storia...
L'edificio risale a qualche secolo fa, quando era un imponente palazzo, con una torre colombaia sul lato, e faceva parte di una vasta area della famiglia bolognese dei Guidotti.
Tutto ciò è documentato da un disegno di Ignazio Donati, come ci fa sapere il più importante storico del nostro territorio, la professoressa Fedora Servetti Donati nel volume “Budrio casa nostra”.
Questa vasta proprietà passò attraverso diverse mani, finché dalla fine del ‘700 appartenne all’antica famiglia dei Beroaldi, proprietaria a Budrio di un “vastissimo appezzamento di terreno, già fra le attuali vie Primo Maggio, Massarenti, Giovanni XXIII e Beroaldi”.
Passò quindi ai Gandolfi, poi agli Scarselli, rimanendo inalterata nella sua estensione fino alla II° guerra mondiale, quando fu destinata ad uso edilizio.
“Un tempo l’ingresso più importante alla proprietà monumentale, con un cancello sorretto da grosse colonne su cui poggiavano due orientaleggianti statue di sirene, sorgeva all’inizio del viale Primo Maggio: da questo, attraverso un lungo, spazioso viale, si raggiungeva il Palazzo; un altro ingresso, con pilastri, si apriva sul viale Beroaldi e dava adito al grandissimo orto, al vigneto, alla peschiera, e, più oltre, alla “conserva”.
Nella radicale trasformazione del luogo, sono entrambi scomparsi, mentre è invece ben conservato il Palazzo, che, pur attraverso restauri e ristrutturazioni, in particolare nell’Ottocento e nel primo Novecento (proprietà Gandolfi, poi Scarselli), ha mantenute le essenziali linee cinquecentesche.
"È ora sede di un rinomato ristorante, a cui si accede dalla via Gramsci”, scriveva in Budrio casa nostra la Servetti.
Ed oggi, dopo un importante lavoro di ristrutturazione, è ritornato ai budriesi.
L'edificio risale a qualche secolo fa, quando era un imponente palazzo, con una torre colombaia sul lato, e faceva parte di una vasta area della famiglia bolognese dei Guidotti.
Tutto ciò è documentato da un disegno di Ignazio Donati, come ci fa sapere il più importante storico del nostro territorio, la professoressa Fedora Servetti Donati nel volume “Budrio casa nostra”.
Questa vasta proprietà passò attraverso diverse mani, finché dalla fine del ‘700 appartenne all’antica famiglia dei Beroaldi, proprietaria a Budrio di un “vastissimo appezzamento di terreno, già fra le attuali vie Primo Maggio, Massarenti, Giovanni XXIII e Beroaldi”.
Passò quindi ai Gandolfi, poi agli Scarselli, rimanendo inalterata nella sua estensione fino alla II° guerra mondiale, quando fu destinata ad uso edilizio.
“Un tempo l’ingresso più importante alla proprietà monumentale, con un cancello sorretto da grosse colonne su cui poggiavano due orientaleggianti statue di sirene, sorgeva all’inizio del viale Primo Maggio: da questo, attraverso un lungo, spazioso viale, si raggiungeva il Palazzo; un altro ingresso, con pilastri, si apriva sul viale Beroaldi e dava adito al grandissimo orto, al vigneto, alla peschiera, e, più oltre, alla “conserva”.
Nella radicale trasformazione del luogo, sono entrambi scomparsi, mentre è invece ben conservato il Palazzo, che, pur attraverso restauri e ristrutturazioni, in particolare nell’Ottocento e nel primo Novecento (proprietà Gandolfi, poi Scarselli), ha mantenute le essenziali linee cinquecentesche.
"È ora sede di un rinomato ristorante, a cui si accede dalla via Gramsci”, scriveva in Budrio casa nostra la Servetti.
Ed oggi, dopo un importante lavoro di ristrutturazione, è ritornato ai budriesi.
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